Quadreria e arredi storici
La maggior parte del patrimonio museale della Rocca di Dozza proviene dalle collezioni della famiglia Malvezzi-Campeggi, che abitò la residenza fortificata dal 1529 al 1960. Oggi queste raccolte, accuratamente conservate e aperte al pubblico, sono esposte lungo il percorso museale che attraversa le sale arredate del piano nobile, rimaste fedeli al loro originario carattere residenziale.
La quadreria storica, nella quale prevale la ritrattistica dei membri delle famiglie Campeggi e Malvezzi, comprende quarantuno dipinti, tra cui opere di Bartolomeo Passerotti, Federico Lana, Giacomo Cavedoni, Lorenzo Pasinelli, Alessandro Tiarini, Felice Torelli e Lucia Casalini Torelli.
A completare l’allestimento del piano nobile contribuiscono pregiati arredi d’epoca — cassepanche, cassettoni, specchiere, tavoli e poltrone a rocchetto — insieme all’altare della Cappella della Madonna Immacolata.
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Beni demoetnoantropologici
La collezione della cucina storica del Museo della Rocca riunisce le antiche attrezzature originariamente in uso nel castello, affiancate da numerosi oggetti provenienti dalla ricca raccolta di reperti della civiltà contadina di don Giovanni Polo, acquisita dal Comune di Dozza nel 1976. Gli utensili sono oggi esposti all’interno della cucina storica del palazzo-fortezza, che conserva l’impianto originario del XVI secolo, completo di focolare, forno, fornelli, acquaio e pozzo.
Collocata al piano terra, la cucina è affiancata da altri ambienti di servizio — la dispensa, la ghiacciaia e la lavanderia — e ha mantenuto pressoché intatta la propria struttura funzionale. Una pianta della metà del Settecento, attribuita all’architetto Antonio Laghi, documenta infatti la disposizione invariata del camino, dei fornelli, del pozzo e dell’acquaio.
Circa un centinaio di oggetti — tra strumenti per la manutenzione del focolare, utensili da cucina, recipienti per la cottura, stoviglie e arredi — contribuisce a rievocare con vividezza la quotidianità domestica che un tempo animava questo ambiente.
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Bozzetti del Muro Dipinto
La collezione raccoglie dipinti, bozzetti e disegni preparatori realizzati per le opere murali della manifestazione d’arte contemporanea Il Muro Dipinto di Dozza. È conservata presso il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto, situato al terzo piano della Rocca, accessibile su prenotazione o in occasione di eventi speciali.
La raccolta comprende oltre centocinquanta opere — tra bozzetti, studi e, in alcuni casi, lavori compiuti — strettamente connesse alle pitture realizzate per la Biennale del Muro Dipinto.
I murales eseguiti nel corso delle diverse edizioni hanno trasformato Dozza in una vera e propria galleria d’arte contemporanea a cielo aperto, con interventi di artisti di rilievo quali Sebastian Matta, Bruno Saetti, Giuseppe Zigaina, Emilio Contini, Concetto Pozzati, Remo Brindisi, Renzo Grazzini, Giacomo Soffiantino, Riccardo Schweizer, Riccardo Licata, Aldo Borgonzoni, Ennio Calabria, Cesare Sughi, Norma Mascellari, Luca Alinari, Gino Pellegrini e Karin Andresen.
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Donazione Norma Mascellani
Al secondo piano della Rocca, nelle sale espositive della Pinacoteca, è conservato un significativo nucleo di opere della rinomata pittrice bolognese Norma Mascellani (Bologna, 1909 – 2009). Allieva di Giorgio Morandi, Alfredo Protti, Guglielmo Pizzirani e Giovanni Romagnoli, Mascellani sviluppò ben presto un linguaggio pittorico personale, sospeso tra la figurazione e raffinate suggestioni metafisiche.
Nel 1995 partecipò alla Biennale del Muro Dipinto di Dozza, realizzando nella loggia del Palazzo Comunale una delle sue poetiche vedute dell’Isola di San Giorgio a Venezia. In quella circostanza l’artista donò al Comune di Dozza una ventina di opere, tra oli e pastelli, che oggi costituiscono una parte essenziale della collezione esposta.
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Donazione Carlo Leoni
Presso il Museo della Rocca, all’interno del Centro Studi situato al terzo piano (accessibile su prenotazione), è conservato anche un nucleo di trenta incisioni di Carlo Leoni, donato al museo dalla famiglia dell’artista nel 2006.
Carlo Leoni (Bologna, 1925 – Vergato, 1982) è considerato una delle figure più rilevanti del panorama artistico del secondo dopoguerra e tra i maggiori incisori italiani del Novecento. Allievo di Giorgio Morandi, ne assimilò la finezza tecnica e la sensibilità poetica, che si riflettono in tutta la sua produzione incisoria.
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Donazione Teresio Arcangeli
Al terzo piano della Rocca, accanto alla sala del Cupolone, si possono ammirare le opere appartenenti alla donazione Teresio Arcangeli (1934–2008). La raccolta comprende dipinti e disegni legati da un unico soggetto: l'amata moglie Teanna.
Dopo la scomparsa della consorte, avvenuta nel 1993, Arcangeli iniziò a commissionare ritratti dell’amata a diversi artisti, tra cui Nani Tedeschi, Maria Paola Forlani, Norma Mascellani, Vera Tait, Riccardo Ghiribelli, Alfonso Frasnedi, Xurxo Martino Costa Pérez, Tano Pisano, Pietro Lenzini e Ghesine Arps. Numerosi di questi pittori avevano preso parte alle edizioni della Biennale del Muro Dipinto di Dozza.
Di particolare interesse è il dialogo che si crea tra questa collezione privata, dal carattere profondamente intimo, e la Biennale del Muro Dipinto, manifestazione d’arte pubblica che ha trasformato le vie di Dozza in una vera e propria galleria d’arte contemporanea a cielo aperto.
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Inoltre, è possibile consultare il Catalogo del Patrimonio Culturale dell'Emilia Romagna in cui è stato catalogato e digitalizzato gran parte del patrimonio storico-artistico conservato al Museo della Rocca.
Percorsi di visita
Fortezza Medievale e Rinascimentale
La Rocca di Dozza fu costruita intorno al 1250 per volontà del Comune di Bologna e, in seguito, fu notevolmente modificata e ampliata per rispondere alle necessità e alle esigenze dei vari proprietari che si sono susseguiti. Nel corso del Medioevo, infatti, la posizione strategica al confine tra Bologna e la Romagna rese il castello di Dozza oggetto di forti contese tra Bologna e Imola, tra guelfi e ghibellini, tra le Signorie di Romagna e la Chiesa di Roma. Proprio a causa di queste vicissitudini, la Rocca fu interessata da numerose modifiche, distruzioni e ricostruzioni finché, alla fine del Quattrocento, non entrò a far parte dei domini dei Riario-Sforza. Prima il conte Girolamo, poi la contessa Caterina avviarono consistenti interventi di fortificazione, che trasformarono la Rocca in un vero e proprio fortilizio militare. L'attuale aspetto esterno della Rocca risale proprio al periodo sforzesco; servendosi di abili ed esperte maestranze, come ad esempio l'architetto militare Giorgio Marchesi, i Riario-Sforza fecero costruire i possenti torrioni arrotondati, il profondo fossato e l'ingresso laterale dotato di ponte levatoio. Queste fortificazioni consentiranno alla Rocca di resistere agli attacchi dei nemici negli anni a venire.
Residenza rinascimentale
All'inizio del XVI secolo Dozza rientrò sotto il diretto controllo della Santa Sede e, in questacircostanza, compaiono sulla scena due importanti famiglie senatorie bolognesi, i Campeggi e i Malvezzi, che con alterne vicende deterranno la Rocca per oltre quattro secoli. Se l'attuale aspetto esterno della Rocca riporta alla mente il periodo medievale, lo stesso non si può dire per l'interno, dato che l'impianto del palazzo con cortili, atrio, androne, scale, nonché l'organizzazione del piano nobile, sono in gran parte riconducibili al periodo rinascimentale con la signoria dei Campeggi, poi Malvezzi-Campeggi. Infatti, intorno alla prima metà del Cinquecento il cardinale Lorenzo Campeggi, prestigioso diplomatico al servizio dei papi Giulio II e Clemente VII, vantava cospicui crediti dalla camera apostolica che gli fruttarono, nel 1529, il feudo di Dozza. Così, tra il 1556 e il 1594 i conti Vincenzo, Annibale e Baldassarre Campeggi intrapresero massicci interventi di ristrutturazione allo scopo di trasformare la Rocca da fortezza a residenza nobiliare e sede di rappresentanza feudale.
Residenza settecentesca
Con alterne vicende, nel corso del XVIII secolo si succedettero ulteriori trasformazioni e ampliamenti del palazzo-fortezza. Già durante il Seicento, il conte Tommaso Campeggi aveva ampliato la Sala Grande del primo piano, trasformando in modo significativo le volumetrie esterne e completando l'organizzazione del piano nobile. Gli inventari settecenteschi riferiscono di un palazzo già compiuto, contraddistinto da arredi e quadreria di grande pregio. Nel 1728, alla morte di Lorenzo Campeggi, ultimo maschio della casata, il feudo di Dozza passò per via ereditaria alla sorella Francesca Maria, moglie di Matteo Malvezzi, la quale trasferì i diritti feudali a quest'ultima famiglia. Il figlio di Francesca e Matteo, Emilio, fu il primo ad unificare il nome dei casati in Malvezzi-Campeggi, che abitarono nella Rocca di Dozza fino al 1960.
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Galleria fotografica Museo della Rocca
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